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Compie 50 anni l’azienda Molini Minniti

50-anni-2Cinquant’anni vissuti nell’atmosfera della tradizione. E’ un compleanno importante quello della ditta Molini Minniti di Melito, che taglierà il traguardo del cinquantenario di attività. E la memoria corre a quel 26 aprile 1949, data di nascita dell’azienda, che tratta la produzione e commercializzazione nei settori dell’agricoltura, della zootecnica e del giardinaggio.
Ma se oggi Molini Minniti è un nome altisonante nell’hinderland reggino, la strada percorsa fin qui è stata tutt’altro che in discesa.
Cinquan’tanni orsono fu l’imprenditore Pietro Minniti a dare il battesimo alla ditta, che allora si occupava esclusivamente della molitura, cioè della macinazione del grano. “Erano tempi difficili” racconta Carmelo Minniti, erede di Pietro e attuale timoniere dell’impresa.

«Si era in pieno dopoguerra, e per mio padre quest’opera significava offrire un servizio vitale alla collettività».
Parola d’ordine fu fin dall’inizio: genuinità, tramandata negli anni all’interno di una piccola oasi naturale. E se nel ’49 il sapore della tradizione ha esercitato il suo fascino sulle famiglie reggine con facilità, l’idea si è rivelata una carta vincente anche alle soglie del duemila.
Carmelo Minniti, alla vigilia delle nozze d’oro con il suo mulino, non ha perso un grammo di entusiasmo per il lavoro: “Da mio padre ho appreso i valori dell’onestà e della trasparenza, e soprattutto il profondo amore per gli antichi metodi”. Con questo termine Minniti allude all’assoluta fedeltà dell’azienda e alla lavorazione artigianale del prodotto.
Solo a titolo di esempio, il granturco e le altre materie prime non sono sfruttate dal processo produttivo. A differenza di quello che accade nella lavorazione industriale, dove la farina perde il semolino, che ne è la parte più digeribile e che viene commercializzata separatamente e (è il caso di dirlo) a peso d’oro. L’artigiano invece fa salva l’integrità del grano, mantenendo nel prodotto finale tutte le qualità organolettiche.
“E’ stata proprio questa scelta di qualità naturale” – prosegue Minniti – “che ci ha fatto guadagnare la fiducia della nostra clientela”. Il target a cui si rivolge la ditta abbraccia il comprensorio ionico della provincia e comprende panificatori, gestori di pizzerie e soprattutto privati. Tutti accumulati dalla passione per la genuinità, che con la filosofia new-age è tornata irresistibile di moda. (continua)

Il cinquantesimo compleanno della ditta ha visto un’incontenibile espansione delle attività.
Una tappa importante è stata, sette anni fa, il trasferimento dei locali dell’impresa dalla contrada melitese di Lembo all’attuale sede di S. Leonardo, che si erge all’interno di un più vasto perimetro per lo scarico e lo stoccaggio delle merci.
Il nuovo indirizzo ha inagurato una trasformazione in senso i-tech, che ha saputo coniugare l’innovazione alla salvaguardia delle tradizioni. Dall’originaria molitura si è passati in un crescendo alla produzione di attrezzature per la zootecnica, il giardinaggio e l’enologia, e alla vendita di animali da cortile. Cuore pulsante dell’impresa è il mulino, già ospitato agli esordi nei locali di Lembo. Ma senza nulla togliere alla poesia dell’immaginario popolare, la struttura di Pietro Minniti somigliava poco al classico mulino a pale tanto caro alla cultura rurale. E ancora meno in volata verso il nuovo millennio.

La tecnologia è un severo diktat dell’adeguamento alle normative italiane e europee: “Il mulino tradizionale non garantisce igiene e integrità del prodotto” – prosegue Minniti – “ma la genuinità si preserva nella lavorazione”. Parlando della farina, ad esempio, il grano acquistato da fornitori leader a livello nazionale è immesso nei sylos, dove si miscela nelle varie qualità sotto monotoraggio automatizzato.
La materia viene ancora pulita, macinata e lavorata al plansichter, una macchina con funzioni di setaccio, che separa la farina pura dalle fibre grezze come la crusca.
In ogni fase del processo il grano non viene mai bagnato e mantiene così la sua essenza nutritiva, a tutto beneficio della salute del consumatore. Nascono così le farine per la pizza, (formula segreta di casa Minniti), per la pasta, per la polenta, e le miscele speciali per i dolci e per il pane.
Altrettanto gettonati dalla clientela sono i prodotti per la casa e per gli animali domestici e da cortile, tra cui i famosi mangimi senza integratori di produzione propria. In un epoca di corsa al colonialismo industriale, stupisce la volontà della Molini Minniti di fermarsi ai confini di Reggio. L’export non è tra le seduzioni di Carmelo Minniti, ed è lo stesso imprenditore a spiegare il perché: “Il nostro messaggio è la genuinità, dote che ha dimostrato di essere molto apprezzata nel territorio provinciale, dove sopravvivono ancora le antiche tradizioni. Ci va benissimo così”.
Eppure negli ultimi tempi il richiamo della natura ha fatto muovere foglia anche al di là del sottobosco ionico… Minniti non si preclude niente, ma neppure si pronuncia. Di certo c’è che l’azienda non si allontanerà dalle fondamenta costruite dal “patron” Pietro.
Bilancio più che soddisfacente, prospettive rosee, solidi principi. Ma se, soffiando sulle candeline dei cinquant’anni, Carmelo Minniti dovesse esprimere un desiderio, quale sarebbe? “Il mio sogno è quello di continuare con mia figlia la tradizione di famiglia iniziata da mio padre”. E’ proprio vero, per i Minniti i valori sono irrununciabili.

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